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Dott. M. CELI - Federazione
Speleologica Veneta, Commissione Scientifica
Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Geografia. Via del
Santo. 26
PADOVA
3.3. Le discariche come fonti localizzate di inquinamento e dinamica dell'impatto sugli acquiferi carsici
In termini strettamente ambientali gli RSU sono legati a due
principali conseguenze negative: spreco delle risorse e inquinamento
prodotto dallo smaltimento controllato o peggio da quello abusivo.
Ci si riferisce all'inquinamento da percolato delle discariche, da
metalli pesanti . diossine e ceneri tossiche per l'incenerimento.
E' abbastanza difficile avere una
stima esatta sia a livello locale che internazionale dei valori pro
capite di produzione degli RSU per i seguenti motivi. Attualmente
vengono conferiti come RSU i rifiuti assimilabili agli urbani
provenienti dalle attività, produttive che, secondo uno studio
commissionato dal Ministero dell'Ambiente, risultano essere 3
milioni di tonnellate/anno. Inoltre quando si opera la
classificazione dei rifiuti risultano assenti i rifiuti urbani
ingombranti, in Italia si stima che ogni anno divengano rifiuti
urbani:
1,3 milioni di automobili
2 milioni di lavabiancheria
2 milioni
di frigoriferi
1 milione di cucine
1 milione di scaldabagni
0.3 milioni di caldaie da
riscaldamento
i quali con impianti stereo, TV, mobili e arredi, si stima gravino
con un peso di circa 2,5 milioni di tonnellate/anno di materiali
ferrosi e plastici.
La tendenza di crescita è valutata intorno al 3% annuo.
Tra i RSU è possibile poi evidenziare una parte relativa ai rifiuti
urbani pericolosi (RUP) come individuato dal DPR 915182. Secondo
l'ultima "Relazione sullo stato dell'ambiente" (Ministero
dell'Ambiente 1992) si stima che tali rifiuti siano in tonnellate
anno pari a:
20.000 t/anno di batterie e pile per uso domestico
15.0000 t/anno di
batterie al piombo
20.000 t/anno di farmaci scaduti
7.000-22.000 t/anno di prodotti etichettati come tossici
32.000-80.000 t/anno di prodotti etichettati come infiammabili.
Per questa frazione è prevista una raccolta differenziata che
purtroppo è realizzata per solo il 2%.
Inoltre la raccolta organizzata in cassonetti è spesso uno stimolo
per il conferimento da parte di piccole industrie artigianali di
rifiuti speciali a volte tossici, che vista la quantità minima
prodotta vengono facilmente mascherati in sacchetti di plastica fra
gli altri RSU. I costi per uno smaltimento adeguato, tutti a carico
del produttore, relativamente elevati sono lo stimolo principale per
questo costume.
Quindi alla tipologia classica dei rifiuti di
origine organica si deve aggiungere una notevole gamma di prodotti
chimici utilizzati nella vita domestica (anche il semplice
termometro a mercurio). A questi si aggiungono altri composti come
fanghi e melme di origine industriale spesso smaltiti assieme ai
rifiuti urbani. Si avranno così all'interno di una discarica
quantità ignote (strettamente legate alla tipologia
economico-produttiva) di metalli pesanti, idrocarburi, batteri,
cloruri, solfati, fosfati, ammoniaca, nitrati, nitriti,
tensioattivi, pesticidi ecc..
Tali sostanze vengono lasciate per lisciviazione,
ad opera delle precipitazioni meteoriche, sotto forma di sali e
composti tossici e nocivi, materia organica decomponibile, batteri
ecc.. É inoltre da tenere presente che
tutte le reazioni di decomposizione producono notevole quantità di
biossido di carbonio, che sciolto nelle acque di percolazione che si
creano, conferisce ai liquami un elevato potere aggressivo, con la
possibilità di solubilizzazione dei metalli pesanti presenti. Tali
sostanze vengono immesse entro il sistema carsico o per diretta
introduzione del percolato dal basso (puliti di debolezza della
copertura impermeabilizzante crolli interni) o per tracimazione
laterale durante i periodi di intense piogge e scioglimento delle
nevi.
Gli acquiferi carsici presentano in genere
caratteristiche tali da esercitare uno scarsissimo contrasto alla
propagazione degli inquinanti a seguito delle elevate velocità di
flusso e della scarsa capacità di autodepurazione.
Il trasporto degli inquinanti è determinato
dall'organizzazione della rete di drenaggio, dalla velocità dei
deflussi. dalla geometria e dalla grandezza dell'acquifero. Il
percorso dalla superficie carsica alle zone di emergenza si effettua
in quattro tappe fondamentali:
introduzione
dell' inquinante (può essere rallentata da una copertura più o meno
potente con caratteristiche impermeabili);
migrazione
ed evoluzione dell'inquinante in zona non satura d'acqua (segue vie
di frattura e condotte carsiche):
propagazione
ed evoluzione dell'inquinante nella zona satura d'acqua
dell'acquifero;
restituzione
dell'inquinante (legato alle caratteristiche idrogeologiche del
sistema e al tipo di inquinamento).
I meccanismi di autodepurazione naturale di un
sistema carsico sono legati essenzialmente al potere di
autodepurazione della copertura superficiale, a fenomeni ossidanti
nella zona satura e all'effetto della diluizione nella zona satura
dove c'è completa assenza di ossigeno.
Il suolo agisce con meccanismi di
biodegradazione, assorbimento da parte della vegetazione (assente
nella discarica), reazioni chimiche e processi fisici (fra i quali
ricordiamo la reazione come fattore principale).
Fig. 4 b - Quadro Sinottico dei bacini d'utenza
con la denominazione prevista dal piano regionale veneto di
smaltimento RSU
A livello di zona satura agisce fondamentalmente
la diluizione ma anche la permanenza e il movimento dell'acqua. E'
stato calcolato che per una scomparsa di agenti patogeni in un acqua
carsica necessitano almeno 50-60 giorni di permanenza di tale acqua
nella zona satura, tempi quasi impossibili per un sistema carsico
come quello dell'Altopiano dove si è visto in precedenza le acque
viaggiano a velocità estremamente elevate.
La restituzione dell'inquinante è quindi
strettamente legata alle carattteristiche idrogeologiche del
sistema: dove il sistema è sviluppato con grandi condotte
l'inquinante arriverà alla sorgente molto velocemente e concentrato,
dove il sistema è caratterizzato da fratture il decorso sarà lento e
prolungato nel tempo. Il problema maggiore è che spesso non è così
semplice identificare l'uno e l'altro tipo, il più delle volte si
tratta di sistemi che presentano entrambe le caratteristiche e
quindi molto vulnerabili all'impatto.
Lo stesso tipo di inquinante influisce sul tutto
in quanto determina soluzioni diverse che si muovono in modo
differenziato entro il flusso d'acqua.
Per dare un esempio pratico sul potere inquinante
di alcune sostanze si riportano alcuni valori relativi alle pile.
rifiuti pericolosi che quasi mai sono raccolti in modo
differenziato. Considerando una pila piatta da 4,5 volt vi si
trovano daí 10 ai 30 grammi di metallo, sulla base dei valori guida
per le acque potabili si può calcolare che:
una
pila allo zinco inquinerà da 5 a 30 mc d'acqua
una
pila al cadmio inquinerà da 3000 a 15000 mc
d'acqua
una
pila al mercurio inquinerà da 15000 a 30000 mc
d'acqua.
Fortunatamente non tutto questo
potere inquinante viene sempre liberato. Come si è visto dipende da
numerosi fattori, primo fra tutti le
condizioni per la solubilità. Ciò
deve comunque far riflettere. ci si ricordi che tale potere può
rimanere
bloccato anche per cento anni (durata presunta di una delle più
moderne
discariche) per poi trovare un varco di accesso all'acquifero quando
ormai ci si era dimenticati della sua esistenza.
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