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Dott. M. CELI - Federazione
Speleologica Veneta, Commissione Scientifica
Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Geografia. Via del
Santo. 26
PADOVA
3.2.1. Note generali sui R.S.U. nel Veneto (Girardi & Pilla 1993)
Per la legge italiana i rifiuti sono "...ogni sostanza o materiale
abbandonato o destinato all'abbandono" (DPR 915/82; ART. 1). I RSU
sono in realtà una frazione ritenuta poco pericolosa e minoritaria
fra i materiali di scarto. É però d'altra parte vero che la
tendenza generale odierna è verso un loro aumento (da WORLDWATCII
INSTITUTE, 1991), fattore indicativo dello stile
usa e getta della nostra società del consumismo.
Per la situazione nel Veneto è particolarmente significativa e
chiara la fig. 3 che mostra la produzione comunale di RSU nel
Veneto. É evidente che la produzione a livello dell'Altopiano di
Asiago è differenziata con valori massimi per i Comuni più legati al
turismo e più intensamente antropizzati e con valori minimi per quei
Comuni che possiamo considerare ad economia rurale.
Per quanto riguarda il trattamento degli RSU nel Veneto abbiamo già
fatto riferimento al piano regionale per lo smaltimento PRVS che ha
suddiviso la regione in Bacini d'utenza (BdU) ai quali devono
obbligatoriamente conferire i Comuni che ne fanno parte.
La fig. 4 mostra come la suddivisione in BdU tiene sostanzialmente
conto dei limiti comunali e provinciali con la sola eccezione del
Consorzio Interprovinciale Trattamento Ambiente (CITA), che
comprende parte del Padovano e Vicentino. E' evidente che nel
determinare tale suddivisione elementi quali la facile
riproducibilità del taglio amministrativo (a seguito di accordi
comunali preesistenti) hanno avuto il sopravvento su altre logiche
quali quella fisicalista, economica, funzionalista.
Ad un osservazione attenta dei siti di distribuzione delle
discariche emerge inoltre che gli imoianti sono localizzati in
prevalenza in centri con più di 10.000 abitanti, nei dintorni di
capoluoghi di provincia o a ridosso di confini di provincia. Spesso
i siti sono inoltre scelti indipendentemente dalla compatibilità
dell'impianto stesso del substrato fisico e del contesto climatico,
compatibilità che minimizzerebbe i rischi ambientali. Disponibilità
delle amministrazioni comunali e scarsa densità di popolazione nella
zona prescelta appaiono i criteri determinanti per le scelte.
Le conseguenze di tale politica a medio e lungo termine possono
essere estremamente negative per l'ambiente. Necessita dunque un
ripensamento a riguardo.
Una nota va spesa anche per la serie infinita di
Ordinanze e Decreti (61 nel 1990) emanati dal Presidente della
Giunta Regionale, in cui si forniscono autorizzazioni a smaltire i
rifiuti in impianti ubicati anche molto fuori dei limiti
territoriali del bacino di pertinenza. per periodi variabili da
pochi giorni a pochi mesi. L'obiettivo minimale di garantire il
trattamento dei RSU entro il SdU è stato ampiamente disatteso.
soprattutto perché queste strutture si sono dimostrate spesso come
strutture burocratiche, poco o nulla funzionali nel gestire in modo
sufficiente lo smaltimento, e molto spesso sono state mezzo di
ritorsioni e giochi politico-amministrativi con conseguenze
disastrose per il territorio.
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