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Dott. M. CELI - Federazione
Speleologica Veneta, Commissione Scientifica
Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Geografia. Via del
Santo. 26
PADOVA
4. La scelta di una nuova discarica in Altopiano
Appare evidente dalle premesse finora fatte che gli svantaggi alla
scelta di costruire una nuova discarica nell'Altopiano di Asiago
sono senz'altro numerosi. Al di là di problemi di impatto
ambientale, creare una nuova discarica significherebbe ulteriormente
gravare di una possibile fonte di inquinamento le acque carsiche.
Il piano regionale di risanamento delle acque prevede la massima
protezione nelle aree di ricarica degli acquiferi; considerando che
un sistema carsico quale quello dell'Altopiano di Asiago carica un
acquifero che sarebbe in grado di fornire ad ogni abitante del
Veneto circa 300 l/giorno, appare evidente che tale area deve essere
considerata non solo come area montana ma soprattutto come area di
ricarica degli acquiferi e colite tale deve
essere soggetta al massimo controllo e protezione.
La discarica Baktall come già rilevato in precedenza, è una delle
più importanti fonti di inquinamento. Appare quindi coerente non
solo evitare un ulteriore input sul territorio ma provvedere ad una corretta
bonifica degli input che già vi gravano.
La scelta anche solo del sito, una ex cava, è alla luce di quanto
detto una scelta infelice. Significherebbe infatti porre la
discarica a diretto contatto con la roccia solubile e permeabile. Lo
scorrimento delle acque meteoriche filtrate nel sottosuolo. che
senz'altro si realizzerà ira il rivestimento impermeabile della
discarica e la roccia, creerà in tempi
relativamente brevi dei networks (primitive vie verticali di
infiltrazione delle acque) che a loro volta saranno punti di
debolezza per il fondo della discarica. Per queste osservazioni e
considerando poi che la maggior parte delle cave si trova
in territori considerati dal piano di risanamento delle acque come
aree a massima protezione perché aree di ricarica dell'acquifero,
l'atteggiamento della Regione nel preferire l'utilizzo proprio di ex
cave per creare nuove discariche è alquanto curioso. Il pretesto del
risanamento ambientale dietro il quale si nascondono i veri motivi
di tale filosofia, forse di ordine politico-economici, aggiunge al
danno la beffa.
Ne! progetto per la nuova discarica si parla inoltre di una durata
di 100 anni. Come storicamente dimostrato "la teoria non è stai
uguale alla pratica' e le simulazioni si discostano a volte
notevolmente dalla realtà delle dinamiche. Ammesso che la durata sia
di 100 anni, cosa accadrebbe poi? Non si può assolutamente pensare
che i materiali sepolti nella discarica diventino inerti. E così i
metalli pesanti, gli idrocarburi, le plastiche sicuramente non
evaporeranno ma rimarranno a dare il loro contributo per secoli.
Come lo stesso Magagni dell'AMNIUMP riferisce, solo se la raccolta
differenziata fosse perfetta e si potessero così avere "rifiuti
DOC", e le tecniche ipotizzate per le nuove discariche fossero
realmente funzionali, forse si potrebbero costruire discariche
ovunque.
Certo, sempre ammesso che la durata sia di 100 anni, il problemi
non coinvolgerà la nostra generazione ma le generazioni future, che
sicuramente avranno molti più problemi nel reperire fonti idriche
cospicue e di buona qualità. I posteri non ricorderanno certo
positivamente i nomi di coloro che hanno permesso lo sperpero e il
degrado di acquiferi coane quello che alimenta l'Oliero ed il Subiolo. Ulteriori considerazioni si possono fare pensando ad
eventuali incidenti di percorso. É pura utopia ritenere a priori
che sicuramente il percolato prodotto andrà regolarmente rimosso e
passato al depuratore o che lo stesso depuratore sia sempre
funzionale.
La probabilità che non ci siano soldi per assicurare questo
servizio, che le amministrazioni cambino o altro non appaiono
possibilità così remote.
Inoltre esiste sempre, trattandosi dì un sistema
carsico, la possibilità di crolli o movimenti della roccia che
arrecherebbero danni irreparabili al fondo della discarica.
E quale vincolo proteggerà la discarica dal
ricevere rifiuti di ogni tipo da zone esterne all'Altopiano, dove
l'industria è più sviluppata e i rifiuti assimilabili sono una quota
maggiore e più pericolosa (esempio: le corde - rifiuti RSU - intrise
di oli combustibili provenienti da Marghera). Sarà un vincolo
irremovibile, che non cadrà mai? L'elenco delle considerazioni
negative potrebbe continuare, facendo una riflessione su ognuno dei
temi trattati, ma forse ognuno è in grado di riflettere
autonomamente in proposito.
A conclusione rimanendo nella logica del bilancio
economico ci si può chiedere, costerebbe di più organizzare un
adeguato conferimento dei rifiuti in pianura una capillare azione
educativa per gli abitanti dell'Altopiano (esempio: conferenze sulla
raccolta differenziata su come costruire in ogni casa un sistema per
trasformare i rifiuti organici in "compost" e così via), crearedelle
infrastrutture funzionali, oppure recuperare la qualità
dell'acquifero una volta inquinato a addirittura perderlo del tutto
in un futuro non così lontano?
Un semplice calcolo, può indicare il valore della
risorsa che andrebbe persa: considerando il costo medio dell'acqua
potabile nel Veneto pari a 500 lit/mc (soggetto per altro ad
aumentare con il tempo) e la portata complessiva delle sorgenti
dell'Oliero e del Subiolo pari a 16 mc/sec si può calcolare:
16x3.600=57.600
me/h
57.600x24=1.382.400 mc/die.
Il valore complessivo giornaliero di
tale risorsa che andrebbe perso in
caso di inquinamento sarà:
1.382.400x500=691.200.000
lit/die (691 milioni di lire al giorno).
Considerando poi la qualità di
queste acque, meno mineralizzate rispetto alle acque provenienti da
falde idriche di pianura, i bassi costi di clorazione o di altri
interventi di potabilizzazione (es. uso di UV in sostituzione al
cloro) nel caso si creassero infrastrutture adatte nella zona di
alimentazione, si dovrebbero ritenere queste sorgenti come beni di
inestimabile valore e come tali dovrebbero essere protette e
preservate da qualsiasi intervento che ne possa diminuire il valore.
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