Relazione sull'idoneità del sito "cava di Malga Melagon"
come discarica controllata di RSU

Gianluigi Boccalon - Geologo, membro della Fed. Spel. Ven. Centro Raccolta Dati INAC
Giuseppe Casati - Chimico Industriale, membro della Fed. Spel. Ven. responsabile del Centro Raccolta Dati INAC
Vladimiro Toniello - Naturalista, membro della Fed. Spel. Ven. responsabile del "progetto INAC"

Premessa

Copertina "Acque di falda"In data 27/06/98 è stato richiesto, da parte del Sig. Carli Giliano, Presidente del Gruppo Speleologico Settecomuni di Asiago, l'intervento degli scriventi, in qualità di responsabili del Progetto INAC della Federazione Speleologica Veneta, per effettuare una perizia sull'idoneità del sito "Cava di Malga Melagon" come area da adibire a discarica controllata di R.S.U.

In data 1-2/08/98 sono stati effettuati i primi sopralluoghi per verificare i parametri topografici e geomorfologici superficiali, per avere un primo inquadramento generale del sito e per predisporre il materiale di supporto necessario all'indagine.

In data 6-7-8-9/08/98 si sono effettuati i rilevamenti di dettaglio che hanno portato alla compilazione di una carta in cui sono evidenziati alcuni parametri che caratterizzano sia la struttura geologica sia speleogenetica dell'area in oggetto.

Generalità sulla speleogenesi dell'epicarso nell'Altopiano dei Sette Comuni

L'area esaminata risulta essere caratterizzata da formazioni carbonatiche (biancone, rosso ammonitico, calcari grigi) in cui si evidenziano intensi ed estesi fenomeni carsici.

Le escavazioni mettono in evidenza, sia sulle pareti che sui piani di cava, le caratteristiche peculiari di questo tipo di carsificazione.

Questa zona e quella immediatamente sottostante vengono definite con il nome di Epicarso. Questi orizzonti superficiali formano un ambiente particolare per le proprietà idrauliche che li caratterizzano e sono in grado di accumulare ingenti volumi di acqua.

La zona sottostante quella epicarsica è caratterizzata da "blocchi" rocciosi separati da condotti anche di notevoli dimensioni, che sono l'ossatura del drenaggio profondo di tutto l'Altipiano dei Sette Comuni.

Nella genesi dell'Epicarso svolgono un ruolo determinante i processi di condensazione dell'acqua presente nell'aria circolante nel massiccio calcareo.

«Alcuni studi (A. Klimchouk, 1995) hanno dimostrato che la ricarica di acqua dovuta a processi di condensazione può essere significativa sia nel bilancio totale dell'acqua di un sistema carsico sia sulla speleogenesi. ...», «... La ricarica dovuta a condensazione è attiva prevalentemente durante la stagione calda, in questo periodo nel massiccio carsico prevale l'afflusso di aria esterna ...», (Lanzarotto, 1997).

L'aria calda raffreddandosi condensa sulle pareti delle fratture l'acqua, che, portando in soluzione il calcare, le allarga.

Nei periodi freddi, essendo le cavità più calde dell'ambiente esterno, l'aria circola in senso opposto, tende a salire ed arrivata nella zona "epicarsica", più fredda, condensa l'acqua sulle pareti dei pozzi.

Con questo meccanismo i pozzi, posti alla base della zona epicarsica, si sviluppano verso l'alto. Proprio per questo motivo nei fronti di cava si possono trovare strutture carsiche, apparentemente non collegate con l'esterno, che non raggiungono la superficie del suolo.

È interessante evidenziare come si articoli lo sviluppo di cavità annesso alle vie di scolo della zona in esame (Fig. 1):

A. dal punto focale del flusso epicarsico inizia una corrosione localizzata ad alcuni metri sotto la superficie;
B. da questo punto prende il via un intenso allargamento della frattura maggiore si forma così un pozzo che non ha in genere un'entrata dalla superficie;
C. l'aumento progressivo del diametro del pozzo e l'isolamento di massi sulla volta si evolvono generalmente in un crollo ed in alcuni casi in un'apertura esterna;
D. crolli successivi portano alla formazione delle cosiddette "doline di crollo".

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Fig. 1.- Modello di sviluppo di un pozzo alla base della zona epicarsica associato a forme superficiali. (Disegni di M. Lazzarotto da Speleologia Veneta volume 5 anno 1997)

A) Stadio iniziale.
B) Pozzo allo stadio "incognito.
C) Stadio di collasso.
D) Formazione di doline di crollo.
Aree in cui questo fenomeno è stato studiato ed appare nella sua maggior evidenza sono: Voltascura, Kaberlaba, Col dei Remi, Col Novanta, Melago, Col del Rosso.

Caratteristiche specifiche dell'area in esame

Nel caso particolare nell'area della cava di Malga Melagon ed in generale dell'area estrattiva di Busa del Termine, si sono potuti evidenziare almeno tredici condotti di tipo epicarsico, alcuni totalmente ostruiti da materiale di risulta, altri solo parzialmente.

Si tenga conto che in questa ricerca si sono potute considerare solo le poche aree con rocce in posto poiché la quasi totalità del territorio risulta ricoperto da materiale di scarto prodotto dalle cave.

La totalità delle grotte si sviluppa seguendo due direzioni preferenziali (NNW~350° e ENE~65°) lungo le quali si impostano gran parte delle fratture che si possono notare sulle superfici rocciose esposte.

Questo tipo di struttura carsica, che presenta cavità che superano i 100m di sviluppo verticale (esplorato), evidenzia un sistema di condotti di grandi dimensioni diffuso sotto tutta l'area di indagine.

Lungo la parete sotto Malga Melagon, si possono notare più pozzi che appartengono al complesso sistema di grotte presente (con dimensioni originarie ragguardevoli, in parte intaccati dal fronte di scavo ed ora parzialmente ostruiti) in cui risulta ancora evidente una discreta circolazione d'aria.

Stimando che quanto si è potuto osservare rappresenta solo circa il 20% dell'area in esame, è facile presupporre che il reticolo carsico sepolto sotto i materiali di risulta e nella roccia in posto, abbia una densità almeno pari a quanto esplorato.

La presenza della grotta "Tequila Bum Bum Loch", Pozzo 7, a poco più di 350m dall'area che dovrebbe essere adibita a discarica rende, di fatto, il sito non idoneo allo scopo.

E' da tener presente che date le dimensioni della cavità non sono da trascurare i possibili effetti, non prevedibili, che un eventuale collasso potrebbe produrre.

Il fatto che l'attività estrattiva abbia tolto il "tappo" a questi pozzi e condotti carsici, rende, dal punto di vista idrogeologico, maggiormente vulnerabile l'area.

Rapporto tra l'area in esame e le risorgenti di Oliero

Considerato che a pochi chilometri di distanza è presente uno tra i più grossi sistemi di risorgenti carsiche d'Europa che il Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del C.N.R. su indicazione del Ministero dell'Ambiente, Dipartimento di Protezione Civile, ha individuato nell'acquifero contenuto nel sistema carsico presente nel sottosuolo dell'Altipiano dei Sette Comuni una «Risorsa idrica per uso potabile, strategica, da preservare per le future generazioni», (accertabile presso l'U.O. 4.6 VAZAR) e considerato che tale riserva idrica attualmente è utilizzata come approvvigionamento idropotabile, anche dai Comuni dell'Altipiano, risulta particolarmente rischioso adibire l'area in oggetto a discarica R.S.U. anche se controllata.

Compatibilità tra l'area in esame e le direttive sul sistema ambientale del P.T.R.C. (Regione Veneto)

Prendendo in considerazione il PTRC riguardo alle direttive sul sistema ambientale relative ai vincoli presenti sul territorio ed in particolare l'art. 22 "Direttive e prescrizioni per le aree carsiche e le grotte", si ricava che tra gli ambiti di valore naturalistico di livello regionale il PTRC assume le aree carsiche e le grotte così come definite nell'art. 3 della L.R. 8.5.90 n° 54 e censite nel catasto regionale di cui al D.G.R. 27.2.87 n° 838.

In queste zone vengono vietati:

l'occlusione e/o la chiusura parziale o totale degli ingressi
l'alterazione morfologica interna ed esterna
la discarica e l'abbandono di rifiuti
l'asportazione di campioni di emergenze geomorfologiche, faunistiche e floristiche.

Per tanto anche in considerazione al PTRC l'area non è idonea ad essere adibita a discarica controllata di R.S.U.

Conclusioni

Verificato che:

1) L'area in esame evidenzia un'intensa carsificazione, sia come frequenza che come ampiezza delle cavità che in essa vi si aprono.

2) Le numerose grotte, censite presso il Catasto Regionale delle Grotte del Veneto, di cui si allegano le planimetrie e sezioni, presentano, in violazione dell'art. 22 del PTRC, gli ingressi ostruiti parzialmente o totalmente.

3) La struttura ipogea dei condotti, dovuta alla particolare speleogenesi, li rende essenzialmente a sviluppo basipeto, portando alla formazione di pozzi a campana come già noto in altre cavità presenti nell'Altopiano.

4) La presenza di cavità di grandi dimensioni ed a poche centinaia di metri dall'area in oggetto, le strutture tettoniche che ne hanno influenzato lo sviluppo, le morfologie carsiche e le strutture tettoniche dell'area stessa, rendono verosimile ipotizzare un sistema carsico profondo che, come minimo, comprende tutto il versante della "Busa del Termine".

5) Il sistema di risorgenti carsiche tra i più grandi d'Europa, situato a pochi chilometri di distanza e usato a scopo idropotabile anche dalle popolazioni dell'Altipiano, trae alimentazione anche dall'area in esame.

6) Il fatto che la riserva idrica dell'Oliero sia stata definita «Risorsa idrica per uso potabile, strategica, da preservare per le future generazioni».

7) Un eventuale inquinamento impiega circa 24 ore per trasferirsi dal suolo dell'Altipiano alle sorgenti sopra citate (Gennari et al., 1989).

Si ritiene la Cava di Malga Melagon inidonea all'utilizzo come area da adibire a discarica controllata.

Come Commissione scientifica della Federazione Speleologica Veneta e come responsabili del Progetto INAC (monitoraggio acque sotterranee), si invitano pertanto le amministrazioni locali a prevedere altre forme di smaltimento rifiuti che non siano il loro accumulo o la loro dispersione nel suolo, in modo da non creare un potenziale rischio aggiuntivo, che potrebbe compromettere, anche in modo irrimediabile, la futura potabilità delle acque delle sorgenti dell'Oliero.

Le visioni lungimiranti, non legate alle convenienze immediate, hanno sempre portato a soluzioni che si sono rivelate "economiche" se rapportate al lungo periodo; le miopie, dettate da semplici calcoli di spicciola convenienza del momento, hanno sempre portato, purtroppo, alla gestione "dispendiosa", per tutta la comunità, delle emergenze ambientali.

La tutela ambientale passa attraverso un nuovo atteggiamento mentale che porti a considerare e tutelare, oltre ai propri, anche i diritti delle future generazioni.

 

Sommario

Introduzione

pag. 186

Relazione sull'idoneità del sito "Cava di Malga Melagon" come discarica controllata di RSU - Gianluigi Boccalon, Giuseppe Casati, Vladimiro Toniello

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