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L’Atlante delle Sorgenti:
Un progetto importante
Il nostro Gruppo Speleologico Settecomuni svolge da 28 anni attività
di esplorazione speleologica e catastamento delle grotte per conto
della Regione Veneto (L.R. 54/80).
Dal 1997 abbiamo avviato un importante progetto denominato ”Atlante
delle sorgenti dell’Altopiano dei 7 Comuni”. Esso ha l’obiettivo di
realizzare un censimento delle sorgenti, nonché fontanini, fontane,
abbeveratoi, lavatoi e pozzi.
Non manca in tale progetto, il
censimento di tutte le tipologie dei manufatti e la raccolta di
notizie e testimonianze.
Questo lavoro rappresenta una importante ricerca sia scientifica che
storica.
Dalla nascita dell’iniziativa abbiamo finora individuato e catastato,
mediante l’uso di una scheda “georeferenziale” circa un centinaio di
sorgenti.
L'Altopiano dei 7 Comuni infatti, con il suo ricchissimo sistema
carsico, rappresenta una importante risorsa idrica da monitorare e
salvaguardare, un bene non solo della popolazione locale, ma
dell'intera regione.
Conoscere la presenza di eventuali inquinanti nelle acque sorgive e
capire da dove provengono, risulta di fondamentale importanza
soprattutto considerando che le fonti idriche cospicue e di buona
qualità sono sempre più rare e che questa conoscenza può anche
condurre ad una corretta pianificazione del territorio.
La conoscenza e la tutela del sistema carsico si riflette infatti in
un rispetto verso tutti gli ambienti, non solo sotterranei, ma anche
superficiali.
Per questi motivi, è anche in fase di realizzazione un laboratorio
permanente di analisi delle acque che, una volta ultimato, sarà un
punto importante del “Progetto IN.AC.” (Monitoraggio acque
sotterranee), progetto voluto dalla Federazione Speleologica Veneta
e dalla Regione Veneto.
Il metodo di censimento
La scheda “georeferenziale”, ovvero la Carta d’identità della
sorgente, contiene i seguenti dati: Comune, località, coordinate
geografiche, quota s.l.m., unità morfocarsica, tipologia e
caratteristiche.
A tale scopo effettuiamo sopralluoghi in base alle nostre conoscenze
dirette, alle segnalazioni anche di singole persone, alle sorgenti
indicate nella cartografia attualmente a disposizione. Verifichiamo
anche l'esistenza di quelle già rilevate nel 1911 dal Magistrato
alle Acque di Venezia.
Per alcune sorgenti perenni situate in prossimità dei maggiori
centri abitati, applichiamo il “Progetto IN.AC.”: vengono eseguite,
con apposito laboratorio portatile, le analisi chimico-fisiche, con
particolare attenzione alla presenza di fosfati (spia di
inquinamento).
La ricerca storica
Raccogliamo inoltre notizie varie sul sito: testimonianze orali,
vecchi nomi cimbri e loro significato, aneddoti, ecc.
Infatti, per individuare le sorgenti meno note o per raccogliere
notizie di antichi pozzi sparsi nelle contrade altopianesi, non
manca di sentirsi raccontare da vecchi della zona, storie di fatiche
e di soddisfazioni per raggiungere e catturare l'acqua. E subito
queste testimonianze di lavoro, questi interventi di trasformazione
e di controllo fisico delle acque, portano inevitabilmente a
spingersi verso una curiosità "etnografica". A questo si aggiunge la
necessità di recuperare, quanto più possibile, il bagaglio culturale
e la tradizione legati a beni che sono stati protetti e custoditi
fino ai primi decenni del XX secolo per poi essere lentamente
abbandonati in seguito alle mutate situazioni economiche e sociali
dell’Altopiano.
A questo proposito, quando abbiamo iniziato la ricerca, le nostre
menti non si sono allontanate per cercare una sorgente lontana. Il
pensiero è subito andato alla fontana più vicina alla nostra Sede,
la fontana della contrada Mosele di Asiago, antica e trascurata,
chiusa con un portone di ferro, attualmente usata unicamente dai
Vigili del Fuoco per riempire le loro autobotti. Pochi, al di fuori
degli abitanti della contrada, ne sono a conoscenza. Ubicata accanto
ad una stradina asfaltata, coperta da un cumulo di terra incotechita,
mostra la sua facciata arcuata.
Un tempo mostrava i suoi sassi a
vista e il suo tetto di "laste" con nel mezzo il colmo scavato, pure
di pietra. Oggi la si ammira così, ristrutturata alla meglio nel
1924 e successivamente circa trent'anni fa. Fortunatamente si nota
ancora la data di costruzione: 1681. La data dell'ultimo restauro ci
deve far riflettere: erano ancora gli anni in cui per
l'approvvigionamento idrico ci si avvaleva in parte di questi
manufatti e gli interventi di manutenzione erano necessari per il
vivere della popolazione.
Ma la fontana del Mosele non è la sola esistente. Solamente ad
Asiago sono numerose e variano, come manufatti, da singole vasche ad
altre con annesso piano per lavare, vasche apposite per abbeverare
gli animali e pozzi coperti. È questo il dato di fatto dal quale
siamo partiti per cercare di capire come la presenza dell'acqua sia
legata alla forma insediativa e alle attività umane.
La realizzazione dell"'Atlante delle sorgenti" si attua quindi
attraverso due diversi approcci:
da un lato l'analisi scientifica, dall'altro la ricerca sui
manufatti costruiti dall'uomo.
Lo scopo è però unico, ovvero la conoscenza e la salvaguardia del
"BENE ACQUA".

Fontana della Contrada Mosele
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