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Racconti d’acqua
La vita al Pöslen è stata dura.
Vicino alla casa, lungo la stradina dove passa il Giro della
Rogazione, c’è un vecchio pozzo, ma l’acqua non era potabile. La
gente delle contrade a nord di Asiago era più fortunata per quanto
riguarda l’acqua, perché aveva pozzi forniti da acqua risorgiva in
pressione che era passata per le rocce del terreno e così si era
pulita. L’acqua dei Poslen era superficiale e non potabile.
Per fornirsi d’acqua, Silvio doveva caricare le botti sul carretto e
con il cavallo andare alla fontana della contrada Coda. L’acqua di
questa fontana sgorgava vicino alla curva a gomito che porta al
Kaberlaba e che incrocia la strada per la Coda. Adesso non esiste
più e al suo posto ci sono dei legnari di un privato.
In quegli anni di stenti, ogni volta che cominciava a nevicare, in
inverno, in Kaberlaba dovevano lasciar perdere ogni faccenda e
correre alla Coda a far provvista d’acqua. Un anno, partito un po’
in ritardo dall’inizio della nevicata, Silvio è stato costretto a
rovesciare tutte le botti piene d’acqua a 500 metri da casa, perché
la neve in poco tempo era scesa copiosa e il cavallo, nel tratto più
ripido della salita, non era stato più capace di andare avanti,
perché la neve gli arrivava al petto.
L’acqua della Coda era così preziosa che le donne del Poslen
lavavano la roba (indumenti e biancheria) con l’acqua della pozza,
che comunque era molto più pulita di adesso, e facevano solo gli
ultimi risciacqui con l’acqua delle botti.
Nel 1952 l’acquedotto comunale ha permesso alla gente di avere
l’acqua in casa e tante fontane sono state abbandonate. Dice di
essere contento di non vedere più i resti della fontana, perché gli
ricorderebbero solo stenti e tribolazioni.
Ierimo stufi de
tribolare.

Testimonianza di Silvio Mosele, Poslen, anni 80, raccolta il
05.03.1998 da Chiara Benetti
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