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Premessa
L'obiettivo del GSS (Gruppo Speleologico Settecomuni) di realizzare
un atlante delle sorgenti dei Sette Comuni e raggiungere una
rappresentazione cartografica della distribuzione delle sorgenti
sull'Altopiano, costituisce in questo ambito locale non solo un
momento fondamentale. dello sviluppo della ricerca scientifica, ma
anche un'occasione di crescita sia culturale - naturalistica sia
storica.
Infatti, per individuare le sorgenti meno note o per raccogliere
notizie di antichi pozzi siti nelle contrade altopianesi, non manca
di sentirsi raccontare da vecchi della zona, storie di fatiche e di
soddisfazioni per raggiungere e catturare l'acqua. E subito queste
testimonianze di lavoro, questi interventi di aggressione, di
trasformazione e di controllo fisico delle acque, porta
inevitabilmente a spingersi verso una curiosità "etnografica".
A
questo si aggiunge la necessità di recuperare, quanto più possibile,
il bagaglio culturale e la tradizione legati ad un bene che fu
coltivato e salvaguardato fino ai primi decenni del XX secolo, che
venne poi lentamente abbandonato fino all'attuale rischio di perdita
totale.
Il primo passo per comprendere il rapporto tra uomo e acqua è quello
di analizzare come nel corso dei secoli gli insediamenti umani siano
stati localizzati sul territorio in ragione della presenza di acqua
sorgiva. Analizzando la storia e la forma insediativa di due centri
altopianesi, Asiago e Foza, si può meglio comprendere come questo
legame sia ancor oggi riscontrabile, a testimonianza dell'importanza
fondamentale dell'acqua per l'economia e la sopravvivenza stessa
dell'uomo.
A questo proposito, quando abbiamo iniziato la ricerca, le nostre
menti non si sono allontanate per cercare e raffigurare una sorgente
lontana. Il pensiero è subito andato alla fontana più vicina alla
nostra Sede, la fontana della contrada Mosele di Asiago, vecchia o
meglio antica e per questo trascurata, chiusa con un portone di
ferro, che attualmente viene unicamente usata dai Vigili del Fuoco
per riempire le loro autobotti. Praticamente nessuno, al di fuori
degli abitanti della contrada, ne è a conoscenza. Ubicata accanto ad
una stradina asfaltata, coperta da un cumulo di terra incotechita,
mostra la sua facciata arcuata. Un tempo mostrava i suoi sassi a
vista e il suo tetto di "laste", ovvero due grandi lastre di pietra
con nel mezzo il colmo scavato, pure di pietra. Oggi la si ammira
così, ristrutturata alla meglio nel 1924 e successivamente circa
trent'anni fa. Fortunatamente si nota ancora la data di costruzione:
1681. La data dell'ultimo restauro ci deve far riflettere: erano
ancora gli anni in cui per l'approvvigionamento idrico ci si
avvaleva in parte di questi manufatti e gli interventi di
manutenzione erano necessari per il vivere della popolazione.
Ma la fontana del Mosele non è la sola esistente. Solamente ad
Asiago sono numerose e variano, come manufatti, da singole vasche ad
altre con annesso piano da lavare, vasche apposite per abbeverare
gli animali e pozzi coperti. È questo il dato di fatto dal quale
siamo partiti per cercare di capire come la presenza dell'acqua sia
legata alla forma insediativa.
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